Storia

Ritratto di Angelo Aiudi

Angelo Aiudi

Tutto iniziò il 13 dicembre 1995 quando io e mio fratello Osvaldo decidemmo di acquistare una vecchia costruzione, ormai in disuso, con l’intento di demolirla per riedificare una nuova e più efficiente struttura prefabbricata.

Si trattava dell’edificio che per anni ha ospitato un enopolio, termine di lontana memoria che descrive il luogo deputato alla raccolta delle uve ai fini della loro lavorazione.
I progetti che fino a quel momento avevamo in mente prevedevano la realizzazione di uno di quei tanti contenitori dalle geometrie aride e modulari che spesso scontrano il nostro sguardo sorpreso e stupito ancora dalla bellezza del paesaggio delle nostre terre. Tutto era pronto, tutto era deciso e pianificato con quell’entusiasmo proprio di chi è messo di fronte continuamente ad una nuova impresa, ma al momento della demolizione una strana energia pervase i nostri occhi, una forza emozionale indescrivibile scaturiva da quelle mura, testimoni di una archeologia industriale ormai dimenticata.

Improvvisamente quell’entusiasmo si trasformò in ricordo e come in un viaggio nella memoria riaffioravano frammenti di realtà, vicende e vicissitudini di uomini e donne d’altro tempo, dove le tradizioni e i valori della vita erano ancora preziosi.

Una carrellata di immagini. Dettagli di mani pesanti e segnate, corpi resi goffi da abiti che non erano quelli della festa, volti sfuggenti e severi che celavano animi gentili.

Tra quegli uomini c’era anche mio padre, il più bravo e attivo muratore che io conosca, partecipe insieme a tanti altri alla costruzione dell’enopolio.

Si avvertivano ancora i suoni sordi delle pulegge, il rumore metallico delle stadere, lo scricchiolio delle casse di legno ammassate contro le pareti intonacate.

Ritratto di Osvaldo Aiudi

Osvaldo Aiudi

Quelle stesse pareti emanavano ancora a distanza di quarant’anni un odore inconfondibile di mosto mescolato al sudore della fatica che le tecnologie del tempo non potevano in nessun modo alleviare.
Con rispettosa umiltà voltai pagina, in accordo con Osvaldo ridiscutemmo l’intero progetto e iniziò un processo irreversibile di recupero della struttura esistente.

Mi guidava una nuova passione, percorrevo le stanze e i corridoi del vecchio enopolio con altri occhi alla ricerca quasi spasmodica di particolari e di elementi che mi raccontassero ancora di quel luogo.
Raccolsi carte ingiallite, registri miracolosamente salvati dal fuoco, certificati feriti dall’incuria dei giorni e li collezionai, con lo stesso spirito di chi vuole salvare un pezzo della sua e della nostra storia dal degrado del tempo.

Confidai questi miei segreti al mio amico e architetto Roberto e quasi per un meraviglioso incrocio di caso e destino nacque il nuovo progetto.

Insieme scoprimmo che i lavori di costruzione iniziarono alla fine del 1960.

L’idea iniziale, che portò alla nascita dell’enopolio, fu quella di dotare l’intera valle di un centro per la raccolta e valorizzazione delle preziose uve dalle quali si ricavano ancora Bianchello del Metauro e Sangiovese.

L’idea di oggi è quella di creare uno spazio, un luogo accogliente, un contenitore di idee dove sviluppare progetti, dove non vi sia alcun confine fra tecnica e creatività.
Zona meeting e zona espositiva si intrecciano dando vita a seminari e incontri dove i prodotti si scoprono e il limite ultimo è quello della fantasia.

Interpretazioni del pensiero del cliente ed estensioni dello studio del professionista in D casa trovano terreno di confronto; qui vengono presentate le ultime tendenze in fatto di materiali, proposte le tecnologie e mostrati gli accessori. Spazi che suggeriscono situazioni, che muovono emozioni in un ambiente ricercato ma al tempo stesso semplice e schietto in continua trasformazione.
Se amiamo ancora armonia e contrasto, se ci lasciamo trasportare dalla curiosità, se siamo in grado di prendere il meglio da ogni cosa, D casa è la nostra casa e come tali apparteniamo a coloro che insieme alla musica rock non disdegnano la classica, al McDonald alternano la tradizione della cucina contadina accompagnata da un buon calice di vino.